il dramma del congelatore | sopravvivere alla famiglia

◼ il Fatto

I miei genitori erano in visita da me per qualche giorno.
La mia compagna era in visita dai suoi per qualche giorno.
Io cercavo di ritagliarmi qualche momento personale per lavorare ad alcuni progetti personali.
Poi è accaduto l'imprevisto... si è rotta la cerniera della porta del congelatore in cucina.
In meno di ventiquattro ore dal momento del “crack” metallico avevo smontato ogni parte necessaria, rimosso il pezzo rotto, sigillato il congelatore, cercato, trovato e “quasi” sostituito il pezzo. Mi mancavano le ultime viti da fissare, questione di un paio di minuti.
Per non essere un tecnico esperto, ma un disegnatore ero stato rapido ed efficace... anche perché non era la prima volta che facevo quell’operazione. L’anno prima avevo avuto lo stesso problema con l’anta del frigo, giusto sopra al congelatore.
La prima volta l’operazione era stata difficile a causa della mia compagna che, ininterrottamente e durante ogni fase, continuava ad agitarsi fastidiosamente e a lanciare proclama urlati e disperati del tipo:
“Catastrofe! Butteremo via tutto il cibo! Dovremo cambiare frigo! Non potrò bere il prosecco fresco! Aiuto! Si salvi chi può!”... telefonando a tutte le sue amiche per ripetere ogni volta tutto il copione.
Pensavo non si potesse trovare condizione peggiore, ma, quest’anno, avevo un nuovo pubblico in casa.
Mio papà, trasformatosi, sin dal primo momento, in direttore dei lavori, come nelle gag comiche dei vecchietti impegnati a commentare i cantieri, si era piazzato dietro di me iniziando con:
“Non è rotto, è una molla che ha ceduto! Basta mettere in bolla l’anta! Bisogna solo sfilare via il pezzo, sono tutti così! Stacchi, spingi e tiri!”
Aumentando il carico di commenti via via che si rendeva conto di aver detto una castroneria... per poi passare alla successiva.
I suoi "suggerimenti dirigenziali" erano diminuiti per circa un’ora, solo durante le sue “ricerche su internet” grazie alle quali aveva scoperto che:
in Inghilterra vendevano il pezzo sostitutivo e lo consegnavano in “soli” dieci giorni,
anche alcuni siti cinesi spedivano il pezzo mettendoci qualche giorno in più,
la sede amministrativa della società che produceva il pezzo era in Germania e nel sito c’era il numero telefonico,
su un forum spiegavano alcune soluzioni alternative degne di una piattaforma petrolifera.
Ovviamente, ad ogni scoperta, tornava da me per rivelarmi tutto nel dettaglio usando un tono accademico e soddisfatto. Io ho continuato, in modalità imperterrita e lineare, a puntare verso la rapida soluzione.
Nelle fasi finali, lui era ancora in modalità da direttore dei lavori:
“Avvita prima quella vite che poi vai meglio! Stringi poco quella e stringi più quell’altra! L’importante è che poi l’anta sia in bolla!”
A sole due viti dalla fine è squillato il telefono. Era la mia compagna che mi “aggiornava” per dirmi che:
“Suo papà era contento perché era riuscito ad andare in bagno due volte! Però sua mamma era nervosa perché non era andata in bagno! Lei era preoccupata perché…”
Ovviamente non aveva chiesto se avevo tempo, se stavo facendo altro, se era un momento inopportuno. Avrei potuto interromperla, spiegando cosa stavo facendo?
Certo! Scatenando un onda anomala di proclama del tipo:
 “Catastrofe! Butteremo via tutto il cibo! Dovremo cambiare freezer! Non avrò più il ghiaccio per il prosecco fresco! Aiuto! Si salvi chi può!”... che si sarebbero aggiunti alle preoccupazioni per la defecazione dei genitori.
In contemporanea, mia mamma si era avvicinata con espressione drammatica, non curandosi del fatto che fossi al telefono, sostenendo un anta in bilico e girando un cacciavite, per dirmi:
“Papà vuole andare fuori a mangiare le crepes!”
Mentre mio padre si sovrapponeva per avvertire:
“Attento che se fissi male quella vite lì poi non è in bolla, si piega tutto e viene giù!”
In sottofondo, la voce della mia compagna, pur seccata dalla mia scarsa attenzione al telefono, continuava la serie di informazioni:
“Non so se dire alla zia di non venire, perché mia mamma, se non va in bagno, si innervosisce e la zia non le sta simpatica e, domani, a pure il dentista…”
Arrivato a saturazione ho risposto.
Alla mia compagna: “Bene, ci sentiamo dopo. Ti voglio bene, baci.”
A mia madre: “Sono solo le 9 del mattino e avete fatto colazione meno di un’ora fa.”
A mio padre: “Ho finito di avvitare già da cinque minuti.”
Risultato: tutti offesi perché sono egoista, scortese e non capisco le necessità altrui.

◼ la Verità sommersa

Se vi chiedete perché loro non comprendano che eravate impegnati a risolvere un problema serio, vuol dire che non avete intuito cosa si nascondeva dietro al loro fastidioso martellamento.
Se dovessi tradurre i messaggi che stavo ricevendo in quel momento:
La mia compagna: “Qui nessuno mi ascolta, quindi qualcuno deve darmi attenzione.”
Mia madre: “Alla nostra età non abbiamo più le capacità di fare cose interessanti e ci annoiamo.”
Mio padre: “Non voglio essere vecchio, voglio essere ancora importante.”
Le necessità sommerse dei vostri cari sono un oceano di magma compresso e pronto ad esplodere violentemente, ma mentre il vulcano trema o emette fumo facendo intuire cosa accadrà, loro trasportano, anche inconsapevolmente, lo sfogo attraverso pretesti futili o argomenti non coerenti col vero problema.
In quel momento il loro malessere li acceca e li tormenta al punto tale da ritenere irrilevante ogni altra cosa e ogni problema altrui.
Se sembrate più autonomi, se date l’impressione di essere più sereni o se sapete riparare un congelatore senza andare nel panico e senza lamentarvi, siete la vittima perfetta su cui sfogarsi.
La pericolosità di queste situazioni sta nella parte sommersa. Ciò che emerge è solo un debole preludio di un oceano in tempesta.

Commenti

visualizza articoli per categoria


non esitate a commentare, criticare, aggiungere le vostre opinioni... in modo libero e costruttivo
esiste anche la mappa di tutti gli articoli
per messaggi e segnalazioni usate la pagina contatti o il mio sito web


siti web che supportano questo blog
BlogNews feedelissimo aggregatore news